Alcuni giorni fa è entrata nella nostra squadra Sandra che ci accompagnerà nei prossimi mesi con una rubrica dedicata ad alcune idee per cene a tema.
Oggi presentiamo un’altra new entry: Eugenia! Anche lei è blogger, appassionata di cibo ed è originaria di Napoli!
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Da oggi in poi il blog di Voiello conta anche su di me. Mi presento: mi chiamo Eugenia e porto con me nuove iniziative!
Si tratta di piccole e gustose novità che arricchiranno queste pagine che spero saranno di vostro gradimento!
Insieme scopriremo l’arte della cucina e il piacere della pasta tra viaggi regionali e micro-regionali. Scopriremo nuovi sapori e ri-scopriremo la classica cucina mediterranea, di cui tutti noi italiani andiamo fieri. Capiremo quali sono gli accostamenti da fare e quali da evitare, anche grazie all’ausilio di interviste a chef, ristoratori, assaggiatori che verranno “a trovarci” in questa nuova rubrica.
Ma le novità non finiscono qui perché ce n’è una in particolare che coinvolgerà tutti i lettori in prima persona.
L’iniziativa si chiama “Il piacere di mangiare insieme”, e vedrà voi come attori protagonisti e la sottoscritta come insolita spettatrice. Spettatrice e assaggiatrice a dir il vero!
Il vostro ruolo sarà quello di aggiungere un posto a tavola e il mio quello di occuparlo per “assaporare” atmosfere e prelibatezze per poterle poi raccontare in un post “insaporito” con foto e “condito” dalla vostra passione per il cibo!
Se avete voglia di invitarmi nella vostra cucina per raccontarmi i segreti e le ricette preferite potete scrivere un’e-mail all’indirizzo blog@voiello.it o lasciare un commento a questo post. Sarete poi contattati in modo da definire insieme il giorno e l’ora in cui mi farete l’onore di poter condividere con voi i piaceri della tavola… Della vostra tavola, per la precisione!
Nell’attesa delle vostre adesioni vi saluto con la promessa di “risentirci” presto!
Spero di riuscirvi a deliziare tanto quanto voi riuscirete a deliziare me!
Per preparare questa ricetta per 4 persone servono:
380 g di trenette
2 cipolle dorate
2 cespi di radicchio tardivo
2 fette di pane a cassetta di grano duro
20 g di gherigli di noci
2 dl di vino bianco secco
qualche rametto di timo
1,5 dl di olio extravergine di oliva
sale e pepe
Affettate le cipolle, fatele appassire in una padella con 2 cucchiai di olio evo, copritele col vino e cuocetele a fiamma media per 8/10 minuti fino a che saranno tenere; condite con sale e pepe, trasferitele in un mixer e frullatele fino ad ottenere una salsa molto fluida. Se dovesse risultare troppo densa allungatela con poca acqua o brodo vegetale. Rimettete la salsa in padella e tenetela da parte.
Frullate grossolanamente il pane, senza polverizzarlo, scaldate 5 cucchiai di olio in una padella antiaderente e fatevi dorare le briciole di pane per un paio di minuti finché risulteranno croccanti.
Tritate grossolanamente le noci. Lavate, asciugate e sfogliate il radicchio: tagliatelo a pezzetti e saltatelo molto rapidamente in una padella antiaderente capiente con 5 cucchiai di olio, qualche fogliolina di timo, sale e pepe.
Lessate le trenette in abbondante acqua salata, nel frattempo scaldate brevemente la salsa di cipolle. Scolate la pasta al dente lasciandola umida e trasferitela direttamente nella padella col radicchio. Saltatela per un minuto a fuoco vivace facendola insaporire. Suddividete la salsa di cipolle sul fondo di 4 piatti, unitevi le trenette, spolverizzate ogni porzione col pane fritto, le noci e qualche fogliolina di timo e servite.
A Milano si svolge fino a domani Identità golose, il congresso italiano dedicato alla cucina d’autore e oggi si è parlato di pasta.
Abbiamo ascoltato alcuni chef famosi e assistito alla preparazione di piatti prelibati. Al centro c’era sempre lei, la pasta, simbolo della nostra penisola e piatto semplice e allo stesso tempo lussuoso, come il tema del congresso di quest’anno!
Identità golose si chiude domani con una giornata dedicata alla pasticceria!
Detta così sembra una cosa poco carina, ma spesso capita che ci sia la voglia di invitare gli amici per cena, pranzo o anche solo per un brunch, ma poi all’ultimo ci prende il panico: cosa fare, piacerà quello che gli preparerò?? E ora cosa mi invento?? E via di seguito.
La soluzione in alcuni casi è davvero semplice e divertente: fatevi aiutare, coinvolgendoli nelle preparazioni gastronomiche! E una volta cucinato, tutti a mangiare insieme!
Ci sono momenti in cui il cibo diventa pura e semplice condivisione, amore e un pretesto per stare insieme. Senza tanti fronzoli.
Che ne dite?
CONSIGLI
Cose da non fare: evitiamo di cucinare piatti eccessivamente aromatici, tipo aringhe, salmone o stufato di cipolle! Non sarebbe carino, non credete?? Appestati dagli odori nefasti della cucina!
Aperitivo: preparate intanto un paio di bottiglie di vino e un aperitivo di benvenuto in cucina, così da iniziare già la ‘serata’ in allegria e senza quel senso di fame che attanaglia gli ospiti (almeno a me succede spesso!) appena arrivati. Ci credo, se sono affamati e conoscono le qualità gastronomiche della cuoca, si saranno tenuti leggeri durante il giorno.
Cosa cucinare: amate il formaggio?? Via libera a Raclette e affini. Oppure una fondue. Gli ospiti adorano la carne?? Ecco pronta tutta l’attrezzatura per una bourguignonne.
Senza dimenticare il piatto top dei ritrovi in cucina, la spaghettata!
E qui siamo liberi di elaborare un condimento speciale, super classico. Che ve ne pare di una spaghettata alla puttanesca??
Apparecchiare la tavola: in modo molto informale, magari con dei runner di cotone colorati, tovaglioli di cotone o di carta ecologica riciclata, caraffe con acqua naturale homemade preparata con filtro, birra o vino. Mi raccomando niente tovaglie di carta. Sono brutte da vedere e si rompono anche molto facilmente!
E poi ognuno si serve e apparecchia il proprio posto, in totale libertà.
IDEE PER IL MENU
Bruschetta di pane campagnolo coppa, albicocche secche e pinoli
per 4 persone
pan casereccio 4 fette
coppa 6/8 fette
albicocche secche 6/8 tagliate a pezzi
pinoli 1 o 2 cucchiai di pinoli
Disponete la coppa, poi le albicocche e decorate con i pinoli
Bruschetta di pane campagnolo toma e confettura di mirtilli e melone
per 4 persone
pane casereccio 4 fette
toma 4 fette
confettura di mirtilli e melone
Servite la toma, accompagnata dalle confetture e alcune fette di pane campagnolo tiepido, meglio se abbrustolito.
Bocconcini di fichi e prugne al gorgonzola Se il formaggio è a pasta troppo dura, mescolatelo con un po’ di panna o mascarpone e farcite aprendo le prugne nella parte superiore e i fichi di lato.
Treccine di sfoglia al sesamo e papavero per 6 persone
pasta sfoglia pronta 1 rotolo
semi di papavero 2 cucchiai
semi di sesamo 2 cucchiai
uovo 1
Stendete la pasta sfoglia e spennellatela con l’uovo sbattuto, spargete i semi di papavero e sesamo sulla pasta e fateveli affondare Tagliatene delle strisce di 1,5 cm di larghezza e torcetele. Spennellatele d’uovo ancora un po’. Fatele dorare in una teglia imburrata/oliata nel forno a 200°C per 8/10 minuti. Potete sostituire i semi di sesamo con del formaggio grattugiato.
E infine una spaghettata Voiello con sugo alla puttanesca pelati grammi 600 grammi cipolla (piccola 1) aglio (facoltativo) 1 spicchio
vino bianco 1 bicchierino
sale & pepe macinato al momento
zucchero 1/2 cucchiaino
olio e.v. di oliva
capperi due cucchiai
olive kalamata due cucchiai
acciughe 3 filetti
Scaldate l’olio in una padella, soffriggete la cipolla e l’aglio per circa un paio di minuti. Versate il vino bianco e riducete della metà. Aggiungete i pomodori , portate a ebollizione, poi abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per circa 20 minuti senza coperchio. A questo punto unite lo zucchero. Condite con sale e pepe.
A questo punto unite due cucchiai di capperi tritati, due cucchiai di olive kalamata snocciolate e tritate e tre filetti di acciughe. Lasciate sobbollire per una quindicina di minuti.
Nel frattempo avrete fatto cuocere gli spaghetti al dente. Scolate la pasta e saltatela per un minuto nella padella con il condimento e servite immediatamente.
Un dessert leggero e goloso al tempo stesso… Mele al forno con pistacchi, pinoli e crema di mascarpone e miele
per 6 persone
cottura 30/40 minuti forno a 200°C
mele renette 6
pistacchi tritati grossolanamente 3 cucchiai
pinoli 3 cucchiai
burro salato 50 grammi
mascarpone 300 grammi
miele 3 cucchiai
Mescolate il mascarpone con il miele. Togliete il torsolo dalle mele con l’apposito attrezzo oppure utilizzando uno spilucchino molto affilato e farcitele di pinoli e pistacchi e pistacchi. Guarnite con una piccola noce di burro ciascuna mela e infornate per 30-40 minuti. Servite le mele immediatamente, altrimenti si sgonfieranno. Bagnate le mele con il fondo di cottura, accompagnando con il mascarpone al miele.
Da oggi inauguriamo la rubrica “L’amica di Petronilla”, un appuntamento mensile dedicato a quegli ingredienti che sono poco utilizzati nella nostra cucina e che meritano di essere riscoperti: un po’ di storia e una ricetta facile da realizzare!
Il primo degli ingredienti è il topinambur.
Il topinambur appartiene alla famiglia delle Asteracee, come il girasole e, come la patata, giunse in Europa dalle Americhe.
Grazie a Fabio Colonna (botanico) abbiamo la prima testimonianza scritta nel 1616 che lo indicava come Flos solis farnesianus.
Il nome farnesianus deriva molto probabilmente dal fatto che la pianta fosse presente presso il Giardino Farnese di Roma, conosciuta con il nome di girasole articiocco.
Da Roma la pianta fu esportata in Inghilterra dove fu battezzata Jerusalem artichoke. Si presume che il nome sia dovuto ad una storpiatura dell’italiano ‘Girasole’.
La pianta del topinambur sembra a tutti gli effetti una grande margherita e può raggiungere i tre metri di altezza.
Le piante si adattano a diversi tipi di terreno e in primavera viene messa a dimora, quando il terreno arriva ad una temperatura di circa 10°.
La fioritura avviene tra fine Agosto e Settembre e per la raccolta bisogna attendere l’essiccamento dei fusti, che avviene di solito a Novembre/Dicembre.
Il sapore del topinambur ricorda quello dei carciofi, ma è molto più delicato. Sono ricchi di inulina, sostanza che a contatto con la saliva si trasforma in fruttosio, adatto alla dieta di chi ha problemi con il diabete, ma non solo.
Nella nostra cucina il topinambur non è molto considerato, tranne qualche eccezione. In Piemonte è amato soprattutto per l’abbinamento con la bagna caoda. Peccato perché è un tubero davvero versatile e può essere cucinato in tanti modi: lesso e schiacciato, condito solo con un filo d’olio, sale e pepe. Trasformato in frittella, gratinato con burro e formaggio oppure servito come abbiamo fatto noi, in versione ‘salsa povera’ con acciughe e solo il profumo dell’aglio.
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Oggi cuciniamo i Paccheri acciughe e topinambur al profumo d’aglio rosa
Ingredienti per 4 persone
topinambur grammi 250
acciughe sott’olio 5
sale & pepe
olio e.v. di oliva
aglio rosa uno spicchio
paccheri Voiello 320/400 grammi
Procedimento
Pelate i topinambur con uno spilucchino o un pelapatate, tagliateli a cubetti e fateli stufare in una pentola con un cucchiaio di olio e.v. di oliva e pochissima acqua.
Nel frattempo in una padella scaldate un paio di cucchiai di olio, uno spicchio d’aglio vestito e le acciughe, mescolando rapidamente. Spegnete e tenete da parte.
Frullate i topinambur e aggiungeteli alle acciughe nella padella.
Cuocete i paccheri al dente, scolateli e saltateli in padella con la crema di topinambur.
Servite subito con un pizzico di pepe appena macinato.
Tra le ricette arrivate e premiate per l’iniziativa Chef del piacere c’è questa, proposta da Solema: Vermicelli con le sarde fresche.
Gli ingredienti per 4 persone:
320 gr.di vermicelli n° 105
12 sarde freschissime
12 pomodorini pachino
2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio di pesto trapanese (pomodorini secchi, concentrato di pomodoro, mandorle senza buccia, basilico, pecorino e parmigiano)
1 cucchiaio di pane grattugiato
sale
peperoncino
1 bicchiere di vino bianco secco
Procedimento
Pulire le sarde, togliendo la testa e la spina, richiuderle e adagiarle in una casseruola con un bicchiere di vino bianco, portandole alla cottura. Scolarle e in una pentola capiente, mettere l’olio, i pomodorini tagliati a metà, il pesto, il peperoncino e far cuocere per circa 5 minuti. Nel frattempo, cuocere la pasta al dente, scolarla e farla saltare con il sugo aggiungendo un cucchiaio di pane grattugiato. Servire aggiungendo all’occorenza dell’altro olio.
E qui il video per vedere, passo dopo passo, come si prepara questo piatto!
E dopo il racconto di Elga, ecco il secondo che abbiamo scelto per il contest delle feste Voiello. La ricetta che ci è piaciuta di più è quella di Jacopo: il cappone di galera di nonno Ottavio!
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Questo è il piatto tradizionale natalizio della mia famiglia materna. Ogni anno la sua preparazione spettava, di
diritto, a mio nonno Ottavio: l’ultima volta che l’ha preparato aveva 91 anni e… era più buono che mai !
Essendo mio nonno nato a Matelica, nella splendida terra marchigiana, ed essendo vissuto da piccolo per anni nella campagna matelicense, prima di trasferirsi a Roma, questo piatto se lo è “portato dietro” per tutta la vita. Adesso che lui non c’è più lo prepara mia madre e per me non è Natale se non ne mangio un po’ (poi, personalmente, lo trovo “SQUISITISSIMO!!!”).
Il nome deriva dalla povertà che regnava in quei luoghi, ma non solo nelle Marche purtroppo, nel periodo tra le due Guerre Mondiali (ed anche dopo, in realtà): sicuramente non c’entra direttamente “la galera” ma il termine sta, probabilmente, soltanto ad indicare l’estrema povertà delle materie prime di cui è ancora oggi costituito il piatto. Il termine “cappone” era presumibilmente soltanto una scusa per sentirsi come se si fosse seduti alla tavola dei nobili o dei signorotti, che il cappone vero (con relativo brodo) se lo potevano, invece, di certo permettere.
E’ difficile raccontare la magia che pervade e attraversa il mio Natale. Ed è anche strano per me individuarmi all’interno di quella che ora è diventata la mia festa. Ne sono io l’artefice all’interno della casa, nella mia cucina, e nelle mie mani che cucinano per le persone a cui voglio bene. Mi sembra passato un soffio da quando ero bambina e ammiravo incantata mia mamma e mia nonna che si prodigavano per rendere per me, quei giorni di festa, i più belli dell’anno…ma ora che sono adulta intravedo nei loro occhi quella speranza di ricerca della magia che a loro volta avevano vissuto da piccine.
Eh si perché i miei figli sono la mia continua ispirazione. Desidero per loro il battito del cuore accelerato per l’attesa di Babbo Natale, la voglia di rimanere in casa con parenti e amici, la speranza che questi giorni non finiscano più, il luccichio nei loro occhi liquidi e colorati.
In cucina voglio sentirmi a mio agio, non voglio essere sopraffatta dalla fretta. E’ un piacere unico dedicarmi alle persone che mi circondano attraverso quello che creo. Sentirli a loro agio alla mia tavola, vederli assaporare con gusto il cibo che ho pensato per loro mi incanta e mi gratifica, non poco.
Immagini che rimangono dentro, che formano la mia memoria, e dove posso continuamente confortarmi appena mi destabilizzo. I sorrisi dei miei bambini, un abbraccio insperato, una lacrima di commozione, le luci dell’albero di natale e persino la troppo suonata “Jingle bells” in sottofondo. Il Natale è un periodo importante per me, mi ricarico e trovo le energie per l’inverno, e sotto l’albero continuo per fortuna a trovare la certezza che non sono sola, ma circondata da affetti sinceri.
La mattina di Natale è una vera esplosione di gioia! Piccoli passi frettolosi scendono la scala a chiocciola, e il loro rumore si mescola al respiro affannato per arrivare alla velocità della luce giù in sala. E’ impagabile l’espressione che regalano i bambini quando vedono che Babbo Natale è passato e ha lasciato per loro dei doni! Si scatenano così battiti di mani, saltelli, urla e risate e poi un gran svolazzare di carta colorata e nastri disfatti! Ma rimane sempre la preoccupazione di vedere se Babbo Natale si è nutrito prima di lasciare la nostra casa..eh si perché la sera della vigilia vengono accuratamente sistemati vicino all’abete dei biscotti al cioccolato e un bicchiere di latte per alleviare al magico Babbo le fatiche della notte più lunga e laboriosa dell’anno. Lo fanno davvero con spirito di solidarietà e con il desiderio di fargli del bene e quando al mattino seguente trovano solo briciole e un bicchiere vuoto esplodono di felicità!
Il cibo accompagna me e i miei bambini nel percorso di crescita, come una presenza costante, sia nei giorni di festa dove arricchisce ancora di più quei momenti, sia nella quotidianità dell’anno, e di questo non potevo farne a meno, perché vi traggono un grande insegnamento, parola di foodblogger!
Elga, autrice del blog Semi di papavero, ci ha inviato questo bel racconto dell’atmosfera natalizia di casa sua!
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E’ difficile raccontare la magia che pervade e attraversa il mio Natale. Ed è anche strano per me individuarmi all’interno di quella che ora è diventata la mia festa. Ne sono io l’artefice all’interno della casa, nella mia cucina, e nelle mie mani che cucinano per le persone a cui voglio bene. Mi sembra passato un soffio da quando ero bambina e ammiravo incantata mia mamma e mia nonna che si prodigavano per rendere per me, quei giorni di festa, i più belli dell’anno…ma ora che sono adulta intravedo nei loro occhi quella speranza di ricerca della magia che a loro volta avevano vissuto da piccine.
Eh si perché i miei figli sono la mia continua ispirazione. Desidero per loro il battito del cuore accelerato per l’attesa di Babbo Natale, la voglia di rimanere in casa con parenti e amici, la speranza che questi giorni non finiscano più, il luccichio nei loro occhi liquidi e colorati.
In cucina voglio sentirmi a mio agio, non voglio essere sopraffatta dalla fretta. E’ un piacere unico dedicarmi alle persone che mi circondano attraverso quello che creo. Sentirli a loro agio alla mia tavola, vederli assaporare con gusto il cibo che ho pensato per loro mi incanta e mi gratifica, non poco.
Scegliere i due racconti più belli inviati per il contest delle feste Voiello non è stato semplice: tutti, al di là di essere ben scritti, facevano trasparire la particolarità e la bellezza delle feste in famiglia. C’è chi ha rivissuto l’atmosfera di quando era piccola grazie ad una nipotina, chi ha ricordato i Natali di un po’ di tempo fa, chi non perde occasione per rendere sempre più magico questo giorno e tanti altri ancora!
Noi ringraziamo tutti ma gli autori dei due che abbiamo preferito sono Jacopo ed Elga: il primo ci ha parlato di una ricetta particolare “ereditata” dal nonno, la seconda ha raccontato l’atmosfera che si respira in “Casa Semidipapavero” in quei giorni!
Per loro tanti complimenti e una sorpresa in arrivo (in basso, uno scatto “rubato”) e per tutti: appuntamento a domani, pubblicheremo i racconti e potrete dirci quale preferite!
Siamo un po’ in ritardo, è vero, ma le attività di Voiello, il Natale e le feste, il rientro e la chiusura del contest (a proposito, abbiamo finito da pochissimo di leggere i vostri racconti e, a breve, sceglieremo i vincitori) si sono susseguiti a ritmo vorticoso!
Oggi quindi diamo spazio non ad una ma a ben due foto (novembre e dicembre) che sono state votate e scelte dai membri del gruppo “Piaceri del palato” di Flickr.
L’autrice della prima (in alto) è Paola, nostra “conoscenza” da un po’ di tempo La sua foto è stata scelta per il mese di novembre (e se volete vedere tutti i suoi scatti li trovate su Flickr).
La foto in basso, invece, è stata nominata la più bella dell’ultimo mese dell’anno. L’autrice è Bossacafez: complimenti ad entrambe!