“Spentolare” ed emozionare in cucina

pubblicato il 8 settembre 2009 da Redazione

Elisabetta si definisce “consulente culinaria” e la passione per il cibo la mette tutta nel suo blog, Panemiele, ma cerca anche di insegnarla agli allievi della sua cucina e dei suoi laboratori.

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La cucina per me è innanzitutto emozione.

Il coinvolgimento, la passione nel creare con le proprie mani, per sé stessi e per gli altri. La magia di scoprire che sensi, memoria, sentimenti possono essere risvegliati anche solo attraverso un profumo o un sapore. La madeleine di Proust o la ratatouille per Anton Ego… due esempi quanto mai illuminanti.

Il cibo che non emoziona non ha raggiunto l’obiettivo. Ma se talvolta fossimo noi a non essere sufficientemente coscienti di ciò che facciamo, quando cuciniamo e quando mangiamo? Ingrediente fondamentale è allora la disposizione a capire. Cucinare e mangiare avendo coscienza di essere protagonisti attivi. Alla cucina, quindi, si affida un ulteriore compito: creare la cultura necessaria perché chi ne usufruisce possa poi anche comprendere ed interpretare le emozioni che essa regala. “Il cibo come cultura” – felice locuzione con cui il prof. Massimo Montanari ha intitolato uno dei suoi saggi – diventa condizione essenziale, indispensabile, perché ci si riappropri, ogni giorno, del piacere vero che la cucina può, e sa, trasmettere. Tutto questo cerco di fare nel mio piccolo, spentolando e scrivendo di cibo e dintorni.

1 commento

  1. Genny:

    che sei bravissima elisabetta, non posso che ripeterlo anche qui!!

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